mercoledì 30 giugno 2010

Dal biroccio al tavolo

Aristodemo Bernacchia, per gli amici “Nino”, è l’ultimo discendente di una famiglia che per secoli ha lavorato il legno. Naturalmente il nonno, il bisnonno e, per molti anni anche il babbo Santino, fabbricavano “birocci”. Poi, quel mercato si è esaurito e la ditta Bernacchia si è orientata sulla produzione di tavoli.
Nino è approdato alla bottega paterna, trasferitasi da Ostra a Pianello circa alla metà degli anni ’50, appena finiti gli esami di terza media. Quella di orientarsi sulla produzione di tavoli è stata certamente una felice intuizione, perché – “pur dovendo fare i conti con i mutevoli gusti del mercato” - il prodotto ha sempre tirato.
Dieci operai in fabbrica rappresentano una presenza costante; così come il lavoro decentrato a tante piccole aziende artigiane della nostra regione.
Anni fa la ditta esportava tavoli in molti paesi europei e anche in taluni extraeuropei; oggi il mercato è prevalentemente quello italiano. Con una eccezione: la Russia e anche un po’ di Siberia, dove grazie alla presenza di un nostro concittadino, che fa la spola tra l’Italia e Mosca, è nato un mercato interessante.
Molta produzione finisce a grossisti veneti, che rivendono in tutto il territorio nazionale.
L’azienda ha, comunque, suoi clienti, anche in regioni come la Sicilia, la Calabria e la Puglia, da dove partono molti carichi di tavoli per la Grecia.
Il lavoro, quindi, non manca. E’ necessario, però, adeguarsi continuamente ai prezzi della concorrenza internazionale, particolarmente quella dei paesi emergenti.
Ed anche il rapporto con le banche, particolarmente quella locale, è buono.
Una curiosità, infine. Una quindicina di anni fa, la ditta si era avventurata sul riciclaggio di materiale plastico. Una lavorazione quasi pionieristica per la nostra zona. La fabbrica lavorava 24 ore su 24, con macchine inevitabilmente rumorose. Troppo rumorose, almeno per le abitazioni vicine alla fabbrica. Conseguenti le proteste dei residenti.
E, dopo cinque-sei anni, inevitabile è stata la chiusura di questa interessante lavorazione.
Purtroppo è impossibile - conclude Bernacchia - far convivere le zone produttive con quelle abitative.

“Puntare su qualità ed eccellenza”

Un anno in salita, il 2010”. Comincia così la nostra chiacchierata con Fabio Luzi, titolare insieme al fratello Fabrizio, dell’azienda, nata 30 anni fa con il solo Fabio, mentre Fabrizio completava il corso degli studi.
Un tempo l’azienda occupava 11 operai. Oggi, con una crisi che “ci ha portato indietro di 15 anni”, ne sono rimasti 6, più i due fratelli.
Un 2010 che procede all’insegna della grande preoccupazione per molte aziende: ben 153, infatti nel senigalliese, afferma Fabio, Presidente della Confartigianato di Ostra e Ripe, hanno cessato quest’anno la loro attività.
Per superare la crisi, continua Luzi, è necessario puntare sulla qualità e sulle eccellenze, requisiti in possesso delle nostre piccole e medie imprese. Qualità che deve essere ricercata in tutti i campi e pretesa non solo dai produttori, ma anche dai consumatori. Non è tempo di piangersi addosso. Dobbiamo avere stima di noi stessi, credere nelle nostre capacità. La nostra, certo non da oggi, è “una civiltà delle eccellenze”. Patrimonio che dovremo non solo conservare, ma anche accrescere, difendendo l’artigianato, fatto di una infinità di piccole imprese, “motori inossidabili”, che sanno trasmettere valori, tradizioni, impegno ed entusiasmo.
Questo il “messaggio” che Fabio Luzi lancia alle centinaia di suoi colleghi, ai quali chiede di credere che “lavorare non significa solamente produrre reddito, ma significa anche produrre qualità ed eccellenza, affinché il consumatore rifiuti il brutto e il mediocre e scelga il “made in Italy”. Per uscire dalla crisi serve più professionalità, più capacità imprenditoriale. Se vogliamo, questo è il segreto per ritornare ad avere un territorio più forte e assicurare un futuro alle nostre famiglie ed in particolare ai giovani”.

Edilizia: timida ripresa

Carlo Paradisi, dell’impresa “Paradisi costruzioni”, sottolinea che tra il 2007 e il 2008 la crisi edilizia è stata rilevante e ha visto il crollo verticale delle vendite.
Una lieve ripresa si è registrata nel corso del 2009 concretizzando la quantità delle vendite tra la fine del 2009 e il primo semestre del 2010.
Naturalmente la debolezza del mercato ha avuto riflessi pesanti sull’occupazione e ha richiesto all’Azienda una strategia volta a un’oculata gestione del personale. Mentre tecnici e amministrativi hanno potuto mantenere il posto di lavoro attraverso una gestione flessibile dell’orario e un accorto utilizzo della cassa integrazione, sul versante degli operai si è cercato egualmente di evitare il licenziamento, ma non si è potuto rinnovare i contratti a termine.
Nonostante la ripresa, nulla è più come prima. Se la richiesta di informazioni è dinamica e vivace, l’interesse all’acquisto della casa si concretizza con più difficoltà in un atto di compra-vendita.
Inoltre l’imprenditore è molto più attento e accorto nella trattativa in quanto non è più lui a dettare le condizioni, ma un mercato dove la concorrenza e la conseguente tendenza a ridurre il prezzo sono dominanti.
Certamente è cambiato anche il rapporto con gli istituti finanziari, che esigono ben più solide garanzie sia all’acquirente che alle imprese. Le banche non rifiutano il loro sostegno alle imprese, ma sono loro a dettare le condizioni e non sono più disposte alla copertura totale del debito, ma solo a sostenerne una quota.
Per l’edilizia si aprono comunque orizzonti molto interessanti, soprattutto nell’ambito delle nuove tecnologie richieste dalle disposizioni, oggi assai difformi da regione a regione, sulle caratteristiche termiche delle abitazioni. Se fino a ieri era richiesto alle nuove costruzioni la più bassa dispersione possibile di calore, oggi il criterio ormai affermato riguarda il più basso consumo energetico possibile.
È un processo di innovazione destinato a valorizzare l’obiettivo dello sviluppo sostenibile nell’ambito dell’edilizia con importanti riflessi tecnologici, occupazionali e di mercato.

Maledetta viabilità

Ma chi l’ha detto che una piccola minoranza di cittadini indisciplinati debba avere il sopravvento su centinaia di persone, di cui molti anziani e bambini, costrette a fare slalom tra le macchine in soste e quelle di passaggio, a loro rischio e pericolo?
E’ quanto succede ad Ostra, e non solo nel centro storico dove, da un’infinità di anni, imperversa “sosta selvaggia”.
I segnali, sembra ovvio ma non lo è, vanno rispettati. E chi non li rispetta è giusto che venga punito con una ammenda. Se invece non si vuole o non si riesce a farli rispettare, è più corretto e giusto toglierli. La storiella che ci sono pochi Vigili Urbani, o che quelli che ci sono non hanno il tempo per effettuare i controlli, non regge. In verità non c’è alcuna volontà di affrontare decisamente il problema. Se i controlli venissero attuati sistematicamente, almeno per un certo periodo, in breve tempo la situazione si “regolarizzerebbe”.
La critica non riguarda soltanto gli attuali amministratori, perché nessuno, neppure nel passato più remoto, è mai riuscito a debellare questo “fenomeno”. Che - a ben guardare – è tutto ostrense: gli altri paesi a noi vicini, infatti, hanno saputo affrontarlo e risolverlo.
Da qualche mese è al lavoro una commissione appositamente costituita per affrontare il problema. L’unica soluzione ipotizzata sembra riguardare, per il momento, la sola Via Gramsci. E non si capisce perché non anche Corso Mazzini, ed altre vie, come un bel tratto di Viale Matteotti, dove il problema è altrettanto pesante. Lungo il Viale, dopo il semaforo, si dovrebbe parcheggiare solo su un lato. Meglio ancora sarebbe utilizzare, per la sosta, l’ampio piazzale davanti alla Chiesa dei Cappuccini.
Provo ora ad avanzare due proposte: una per Via Gramsci, dove andrebbero posizionati due paletti e una catenella all’imbocco, altezza Foto Ubaldi-Edicola Barchiesi. Si parcheggia in Piazza Grande, dove ausiliari del traffico (ecco l’altra proposta) controllano il disco orario.
Altro comodo e ampio parcheggio anche in Largo XXVI Luglio dove, almeno fino al Cippo dei Partigiani, vige il disco orario.Si istituisce una pensilina a fianco dell’ex panificio Sdruccioli, dove verranno posizionati carrelli porta spesa. Cominciamo da qui. E poi andiamo avanti, sapendo perfettamente che ci sarà chi condivide e chi, invece, sarà decisamente contrario. La peggiore delle decisioni, però, resta sempre quella di non decidere
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Bruno Landi

venerdì 30 aprile 2010

Nate 46 aziende in tre mesi. Performance migliore di tutta la provincia. In ripresa il settore tessile; edilizia e metalmeccanico ancora in difficoltà

Abbiamo chiesto al Dr. Giacomo Cicconi Massi, Responsabile mandamentale della Confartigianato, di illustrarci sinteticamente l’andamento del settore artigiano nel nostro territorio.
Lo ringraziamo per il prezioso contributo.
Nel primo trimestre 2010 sono nate, nel nostro comprensorio (Valli Misa e Nevola) 46 nuove aziende. Questo è quanto emerge dai dati elaborati dal centro studi Confartigianato sulle aperture di aziende tra gennaio e marzo 2010. Sono dati che denotano come, nonostante la congiuntura economica sfavorevole che stiamo attraversando, il territorio abbia una gran voglia di reagire e di lasciarsi alle spalle i momenti di grave difficoltà che hanno piegato l’economia dei nostri Comuni. Alle 46 nuove iscrizioni all’albo artigiani fatte registrare nelle valli in questi tre mesi, seguono 28 cessazioni e dunque il bilancio è di + 18.
Nel Comune di Ostra ci sono state 4 iscrizioni (2 nel settore dell’edilizia, 1 nel legno e 1 nella meccanica) a fronte di 2 cessazioni con un bilancio positivo di + 2.
Il bilancio del nostro comprensorio, se paragonato a quello di altri distretti che fanno registrare o il segno meno o una modesta crescita, è senz’altro il più positivo. Tuttavia se i dati inducono ad un cauto ottimismo ed i settori tessile e legno fanno registrare buone performance (tessile con ben 10 nuove aziende a fronte di 3 cessazioni, legno con 7 iscrizioni e 4 cessazioni, +3) un’analisi sui parametri aziendali di bilancio e quindi sul fatturato, sugli utili e sull’occupazione mostrano come la ripresa sia ancora piuttosto lontana. La situazione finanziaria di molte aziende continua ad essere particolarmente difficile e gli utili si sono drasticamente ridotti (- 20% - 30% nei casi migliori). A reggere meglio economicamente e finanziariamente rimangono certamente le aziende che hanno investito innovando i processi produttivi e puntando sulla qualità, assieme a quelle operanti in conto proprio. Per le imprese costrette invece a lavorare per conto terzi perdura purtroppo una situazione finanziaria critica.
Che cosa poter fare dunque per arginare la crisi? La Confartigianato, proprio per andare incontro alle mutate necessità imprenditoriali ha sviluppato, a fianco degli strumenti tradizionali (credito, contabilità e paghe), dei servizi innovativi basati sulla definizione di un “Piano Strategico”, di strumenti avanzati di “Marketing”, su un accurato “Controllo di gestione” e facendo un’attenta “Pianificazione finanziaria”. “Solo così, investendo sulla qualità dei servizi erogati, saremo in grado di poter aiutare le nostre imprese a superare questo difficile momento”. Una mano importante a tutto ciò potrebbe arrivare anche dal turismo. Ostra con il suo centro e le sue bellezze e la Confartigianato con alcune iniziative importanti quali la Mostra Nazionale di Antiquariato unita ad alcuni progetti tesi alla valorizzazione del territorio e dell’artigianato artistico, potranno rappresentare una importante risorsa, alternativa o complementare al turismo della spiaggia e della costa.
Iscrizioni e cessazioni nel SENIGALLIESE nel primo trimestre 2010 (Gennaio-Marzo)Fonte: Centro Studi Confartigianato su dati Albo Imprese artigiane

Comuni Iscrizioni Cessazioni Saldo
Barbara 0 0 0
Castelcolonna 2 0 2
Castelleone di S. 0 2 -2
Corinaldo 5 1 4
Monterado 3 2 1
Ostra 4 2 2
Ostra Vetere 0 0 0
Ripe 5 4 1
Senigallia 27 17 10

Totale Senigalliese 46 28 18


Settori Iscrizioni Cessazioni Saldo
Tessile 10 3 7
Alimentari 3 1 2
Stampa grafici affini 2 0 2
Edilizia 9 10 -1
Fotografi e affini 2 0 2
Legno 7 4 3
Metalmeccanica 6 6 0
Parrucchieri e affini 4 2 2
Trasporti cose e pers. 1 0 1
Attività e servizi vari 2 2 0

Totale Senigalliese 46 28 18
di Giacomo Cicconi Massi

Partiti e territorio

di Carla Raffaeli

Abbiamo voluto dedicare questo numero ad alcune testimonianze sulla situazione economica locale, con un’apertura anche verso gli indirizzi dell’amministrazione cittadina, nel momento in cui viene varato il Bilancio di Previsione, documento fondamentale di programmazione.
I lettori troveranno dati e valutazioni, che provengono da esperienze concrete e studi approfonditi, in grado di fornire elementi di conoscenza e di riflessione, utili a qualunque discussione seria.
Troppe volte infatti ascoltiamo dibattiti in cui il confronto è dettato da opinioni costruite su pre-giudizi ideologici o intenti propagandistici, più che sull’analisi conoscitiva dei fatti.
Ci è sembrato perciò utile focalizzare la nostra attenzione e richiamare quella dei lettori sul tema della crisi economico-finanziaria, specificamente sui modi in cui si presenta ed è vissuta nel nostro territorio e nei vari settori produttivi. Non abbiamo voluto affidarci all’immaginario del sentito dire, ma ad operatori che, da un punto di osservazione allargato, potessero fornire dati e informazioni, relativi ai fenomeni e alle strategie di intervento.
Ci sembra che la politica, non solo nelle sue vesti istituzionali, ma anche nelle forme organizzate di base (in altre parole, i partiti) dedichi poco del suo tempo e del suo impegno all’analisi, all’approfondimento, alle proposte su questi temi fondamentali, tutta volta, com’è, alle sfide interne ed esterne. Mentre l’amplificazione mediatica dà man forte all’operazione.
Ma d’altronde oggi è fuori moda parlare di “partito” e se la parola torna in uso, le si attribuisce subito la qualità di “liquido”, “aperto”. Che poi corrisponde esattamente ad un modello di debole organizzazione e scarsa presenza sul territorio. Ecco, la parola “territorio” sta invece riprendendo vigore, ma si riferisce soprattutto a una modalità tutta leghista di essere vicino alla gente, di ascoltarne la voce, i problemi, le lamentele. E’ quello che facevano i vecchi partiti, solitamente, non sempre, con una differenza sostanziale: la cultura dei partiti aiutava a guardare più in là del proprio naso, al problema comune, da affrontare senza egoismi e pregiudizi.Il nostro è un piccolo foglio, con uno spazio e una capacità di diffusione limitati, assolutamente inadeguati rispetto al problema che segnala. Vogliamo comunque parlarne insieme e contiamo ancora sulla collaborazione dei lettori, che vorranno intervenire, segnalando situazioni, positive o negative, raccontando storie personali o collettive.

Il rapporto Banca-Impresa

di Nicoletta Principi
Il rapporto “Banca-Impresa” è da sempre uno dei temi centrali, quando si parla di economia, che spesso “accende” gli animi di coloro che sono chiamati a discuterne. Specie nell’ultimo anno, attraversato dalla crisi mondiale, gli interlocutori sembrano essere ancora più diffidenti: da un parte le imprese, soprattutto quelle medie e piccole, che accusano le banche di aver ristretto la concessione del credito proprio nel momento in cui più occorreva; dall’altra parte le banche che ritengono, invece, di aver svolto correttamente il ruolo di sostegno all’economia, affidando coloro che sono meritevoli dal punto di vista creditizio. Per me che lavoro nel mondo bancario e contemporaneamente sono figlia di un piccolo artigiano, le due cose sono egualmente vere.
In alcuni casi, alle imprese che necessitano di finanziamenti per far fronte alla diminuzione di fatturato e alle forti tensioni di liquidità, tali finanziamenti non vengono concessi perchè ritenuti troppo rischiosi dalla banca, la quale, a sua volta, nega la concessione nel rispetto delle regole dettate dalla Banca d’Italia in tema di adeguatezza patrimoniale (c.d. Basilea 2), a copertura dei rischi, primo fra tutti il rischio di credito.
Le modalità di gestione e controllo del rischio di credito, che la banca attiva nell’ambito della concessione di finanziamenti, seguono un complesso procedimento, spesso sconosciuto alle imprese. Le strategie e le politiche creditizie di un Gruppo bancario sono finalizzate al raggiungimento di obiettivi di creazione valore, coerenti con i livelli di rischio prescelti, attraverso la diversificazione del portafoglio a livello settoriale, geografico e alla fissazione di limiti massimi sulla singola esposizione.
In particolare, vengono prodotte stime interne, utili alla valutazione del merito creditizio della propria clientela per ottenere misure più accurate dei rischi assunti e dei rendimenti associati.
Inoltre, attenzione è riservata al merito creditizio e al livello di patrimonializzazione della clientela affidata mediante lo svolgimento di attività di monitoraggio andamentale sulle posizioni creditizie, che consentono, attraverso la valutazione degli indicatori di degrado delle esposizioni, di cogliere i segnali anticipatori del default.Tali elementi, forse eccessivamente tecnici, andrebbero chiariti nell’ambito sia dell’ordinaria dialettica tra le parti, sia in sempre più numerosi specifici incontri, al fine di superare assieme, banca e impresa, la crisi, favorendo la ripresa dello sviluppo economico.

La nostra agricoltura merita di più

Abbiamo chiesto a Maurizio Monnati, Segretario Provinciale della Coldiretti, un intervento sull’agricoltura marchigiana. Lo ringraziamo per l’interessante articolo

E’ un periodo difficile per la nostra agricoltura, tra i più difficili della nostra storia. I prezzi dei prodotti agricoli sono precipitati e con essi la redditività delle imprese. Tutto questo, però, non è un effetto della crisi internazionale che ha investito anche il nostro territorio e, con esso, i vari settori produttivi, con conseguenze gravi su consumi e occupazione.
Il momento di difficoltà generale ha avuto qualche riflesso, è vero, nelle nostre campagne, ma va sottolineato che i consumi alimentari hanno sostanzialmente tenuto. La vera causa della crisi in agricoltura va dunque ricercata altrove, e in particolare in quelle che sono due grandi ingiustizie, due furti che vengono praticati ogni giorno ai danni di chi opera in campagna. Il primo è il furto di valore aggiunto. Per ogni euro speso dal consumatore, solo 17 centesimi finiscono nelle tasche degli agricoltori e questa forbice si sta allargando sempre più. Già, perché i centesimi che noi prendiamo per le nostre produzioni diventano euro per il consumatore finale nel passaggio attraverso la filiera, con aumenti speculativi e ingiustificati.
L’altro furto che subisce la nostra agricoltura, anche questo molto grave, è il furto d’identità. Troppo cibo viene spacciato per made in Italy ma in realtà non lo è. Pensate che solo un prodotto su tre che si vende nel nostro Paese è veramente italiano. Se poi guardiamo alla situazione mondiale, il rapporto diventa di uno su quattro. Tutto ciò ci fa capire che la vera ragione per la quale l’agricoltura non vede riconosciuto il proprio lavoro è che non ha potere contrattuale nella filiera. Il potere contrattuale è un fatto economico e si recupera con progetti di carattere economico.
E’ per questo che Coldiretti ha lanciato il progetto per una filiera agricola italiana, un progetto che punta all’interesse dei consumatori, delle imprese e dell’intero territorio. Un progetto, dunque, per tutto il Paese, che garantirà la trasparenza e la provenienza del vero made in Italy, quello che nasce totalmente dai nostri territori, per farlo arrivare ai consumatori al giusto prezzo senza speculazioni e contraffazioni.
In questo modo intendiamo rilanciare una economia reale, e cosa c’è di più reale del prodotto del territorio che diventa cibo, cibo made in Italy? E’ in questa direzione che dobbiamo lavorare tutti assieme: imprese, associazioni, politica. Perché la nostra agricoltura merita di più.
Maurizio Monnati

Approvato il Bilancio di Previsione 2010: intervista all’Assessore al Bilancio e Tributi, Luigi Barigelli

di Stefano Neri

Lo scorso sabato 17 aprile, il Consiglio Comunale ha approvato il bilancio di previsione per l’anno 2010. Anche negli anni passati ci siamo occupati di questo importante documento, poco conosciuto dai cittadini.
Per tale ragione, abbiamo intervistato l’Assessore al Bilancio Luigi Barigelli che, gentilmente, ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande.

- Assessore, in Consiglio Comunale ha definito questo bilancio “in frenata”. Quali le motivazioni?
- Si tratta di un bilancio che risente inevitabilmente della crisi economica in atto e dei vincoli di finanza pubblica sempre più stringenti. Le entrate correnti sono purtroppo in diminuzione, così come diversi trasferimenti pubblici che risentono dei tagli da più parti operati.
- A fronte di queste minori entrate, avete previsto degli aumenti di tariffe e tasse?
- A differenza di altri Comuni limitrofi, dove gli aumenti hanno raggiunto punte fino al 30%, abbiamo limitato al massimo gli aumenti di tasse e tariffe per non aggravare ulteriormente la situazione finanziaria dei cittadini ostrensi, già in difficoltà per la crisi economica. La tassa rifiuti non ha subito alcun aumento.
Alcune tariffe e servizi a domanda individuale, hanno subito minimi aumenti, affiancati però a sconti per le famiglie numerose.
- Allora siete intervenuti sul fronte della spesa?
- Certamente! E’ stato eseguito un attento esame di tutti i capitoli di spesa, soprattutto di quella corrente, al fine di contenere i costi e ridurre tutti i possibili sprechi. Rispetto al bilancio di previsione 2009, abbiamo previsto minori spese correnti per oltre 380 mila euro. Tutti i settori sono stati interessati dai tagli, alcuni in misura minore (sociale e istruzione) altri in misura maggiore. Si è riusciti in ogni caso a mantenere tutti i principali servizi già offerti negli anni precedenti e sono state programmate nuove iniziative di rilievo, anche nei settori interessati dai tagli (ad esempio la pista di pattinaggio o la stagione teatrale) grazie soprattutto all’ausilio di Associazioni, Imprese e Banche locali.
- Per gli interventi di manutenzione straordinaria sul patrimonio comunale e per nuove opere da realizzare, cosa avete programmato?
- Dobbiamo fare i conti, anche qui, con un pesante crollo dei proventi per oneri di urbanizzazione, ridotti alla metà rispetto al 2009 (e ad un quarto rispetto agli anni precedenti), e con una riduzione di altre entrate in conto capitale.
Questo rilevante calo finisce per limitare fortemente anche la possibilità di effettuare consistenti stanziamenti per gli interventi di manutenzione straordinaria sul patrimonio comunale (immobili, strade, scuole). L’attento esame, condotto anche in questi capitoli di spesa, ha permesso in ogni caso di individuare quelle somme in conto residui che potranno sopperire ai principali interventi da effettuarsi nel 2010. Inoltre, sin dal prossimo mese di maggio, potrà essere utilizzato anche l’avanzo di amministrazione proveniente dal 2009 e derivante da importi già stanziati in passato ma sui quali sono state realizzate delle economie di spesa. Nel bilancio 2010, ed in quello pluriennale, tra i vari interventi è prevista la sistemazione e l’ampliamento della palestra delle scuole “Crocioni”, interventi riguardanti la scuola materna, la realizzazione di un nuovo colombario nel civico cimitero e la realizzazione di alcuni progetti già programmati dalla passata amministrazione che, seppur avviati, erano solamente in fase embrionale (sistemazione delle Riviere e secondo stralcio dei Centri Commerciali Naturali). Altri importanti interventi sono previsti sulle frazioni; uno fra questi, la rotatoria di Casine che diventerà definitiva.
- Due parole sul patto di stabilità. Dopo aver rispettato gli obiettivi nel 2009, cosa prevedete per il 2010? E perché, a proposito delle regole che non sono cambiate ha aggiunto “purtroppo”?
- Perché negli ultimi dieci anni le regole sul patto sono cambiate ogni anno o anche più volte in un anno, mentre per il 2009 e per il 2010 la norma si è stabilizzata nella sua formulazione peggiore. Le regole attuali sono molto più stringenti che negli anni passati e penalizzano gli enti più “sani” a favore di quelli in difficoltà. Con queste regole i comuni si troveranno con ingenti somme ferme in banca, ma con gli edifici pubblici a pezzi, perché è penalizzata proprio la spesa per investimenti.
Ciononostante abbiamo programmato il rispetto dei vincoli anche per il 2010, anche se ciò comporterà un attento controllo delle spese in conto capitale.
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Ringraziamo l’Assessore Barigelli per la disponibilità accordataci.

Le “linee” del Bilancio di Previsione

di Bruno Landi

Dell’intervista rilasciata dall’Assessore al Bilancio, Luigi Barigelli, al nostro Stefano Neri colpisce, tra gli altri, un dato che merita un approfondimento. E, per quanto mi riguarda, una seria riflessione.
Afferma l’Assessore che nella Previsione del 2010, rispetto alla previsione dell’anno precedente, “abbiamo previsto minori spese correnti per oltre 380 mila euro”. Una somma ragguardevole, pur nella considerazione che – sono ancora parole dell’Assessore – “tutti i settori sono stati interessati dai tagli…e si è riusciti a mantenere tutti i principali servizi…”.
Voglio dire subito di trovarmi d’accordo su questa “linea” seguita nell’impostazione del Bilancio. Anche se è una linea dettata dalle vigenti disposizioni e magari non da una libera scelta. Ritengo, infatti, e non da oggi, che serve maggior rigore nelle spese di tutte le Pubbliche Amministrazioni: dai Ministeri in giù, passando per Regioni, Province e Comuni. E non solo per rispetto nei confronti dei cittadini, ai quali si chiedono continuamente maggiori sacrifici. Ma anche per liberarci gradualmente da quel peso abnorme degli interessi passivi (70 miliardi di euro) che ogni anno pesano sulle casse statali.
E mi chiedo: se il Bilancio predisposto “è vero”, e lo verificheremo in corso di esercizio finanziario, come è stato possibile, a parità di servizi erogati, poter “risparmiare” 380 mila euro? Non credo solo eliminando gli sprechi. O limando qua e là i diversi o tutti i Capitoli di spesa. Mi piacerebbe conoscere in dettaglio come ci si è mossi, perché io sono tra quelli che ritengono che forti risparmi, nei pubblici bilanci, si ottengono soltanto con una rigorosa “politica sul personale”.

domenica 28 febbraio 2010

Una proposta

di Antonio Mallucci (Ex Sindaco di Ostra)
Alcuni giorni prima di Natale, una TV locale ha dato la notizia della decisione di un Sindaco del Fermano in merito allo svolgimento dei cortei funebri nel suo Comune.
Con propria ordinanza il Sindaco ha vietato i cortei che accompagnano i defunti al cimitero, dopo la messa funebre, per motivi di sicurezza e incolumità pubblica. La decisione del primo cittadino ha avuto origine dal fatto che il percorso del corteo si snoda lungo una strada frequentemente transitata da automezzi di ogni tipo e che l’accompagno funebre a piedi costituisce, ogni volta, un problema per le persone che vi partecipano e per gli automezzi che nello stesso momento lo incrociano.
Il provvedimento sindacale ha visto l’opinione pubblica divisa tra i favorevoli e i contrari o, meglio tra coloro che ritengono giusto mantenere la tradizione del corteo pedonale e quanti, invece, considerano il problema della incolumità delle persone di preminente attenzione. Ma ciò che maggiormente ha fatto notizia è che tra i favorevoli all’ordinanza del Sindaco si sono schierati anche i parroci del posto.
Ho segnalato la notizia suddetta per richiamare l’attenzione dei lettori di “BUON GIORNO OSTRA” sul problema che a mio parere esiste anche per noi Ostrensi, o meglio dire per i residenti del capoluogo. Per i residenti delle frazioni, infatti, il problema non si pone, in quanto l’accompagno avviene esclusivamente con le auto private, al seguito del carro funebre dalla chiesa al cimitero.
Allora, per i parrocchiani di Santa Lucia e di Santa Croce la domanda è la seguente: “è bene e moralmente importante continuare con la tradizione di sempre, o è ormai più opportuno e adeguato ai tempi ed alla realtà attuale l’accoglimento di una eventuale decisione delle Autorità civili e religiose locali rivolta a consentire i cortei funebri solo con gli automezzi?.” Magari, limitando i cortei pedonali di parenti, amici e conoscenti nel tratto stradale fino all’uscita del Paese, all’altezza di Largo Marina.
Anche nel caso di Ostra, come per quella comunità del Fermano, esiste il problema della viabilità e del passaggio degli automezzi durante il corteo, lungo il percorso da Largo Marina al Cimitero.Personalmente non credo che attuando questa nuova ipotesi vengano meno il rispetto per il defunto e la solidarietà verso i familiari e i parenti.

La Casa di Riposo

Un nuovo Consiglio di Amministrazione guida la Casa di Riposo di Ostra. Su questo giornalino ho esposto domande e suggerimenti al precedente Consiglio, senza ricevere, se non una risposta, almeno un segno di attenzione. Chiedevo per esempio perché non aprire, alla comunità e in particolare ai ragazzi, gli spazi verdi non utilizzati che circondano la Casa, magari sistemando e attrezzando, con il sostegno del Comune, lo storico campetto di gioco-calcio. Chiamando naturalmente i ragazzi al rispetto di regole di comportamento e di rispetto (una opportunità educativa per i giovani e di vicinanza agli anziani). Invece per quello spazio si è preferito fare un progetto di impianto fotovoltaico, costato qualche migliaia di euro (a proposito: chi paga?) che non ha avuto seguito.
Oltre al negato uso dello spazio del campetto a favore dei ragazzi, c’è un altro aspetto per il quale quell’impianto non andava realizzato: perché avrebbe pregiudicato l’eventuale ampliamento della Casa di Riposo, alla possibilità , nel prossimo futuro, di offrire una migliore sistemazione in camere singole ad anziani soli, ma abbastanza autonomi.
Al nuovo Consiglio rinnovo la proposta, ma soprattutto vorrei chiedere se la gestione dell’importante servizio e dei beni II.AA.BB. non riguardi tutta la comunità ostrense, così da dover rendere conto pubblicamente, almeno in Consiglio Comunale, del loro andamento, delle prospettive di sviluppo, delle problematiche che potrebbero essere meglio affrontate, magari con la collaborazione di associazioni e singoli cittadini ostrensi.
Bruno Landi

Viabilità: non ci siamo

La situazione della viabilità, in particolare nel centro storico, va ogni giorno peggiorando.
La materia, non c’è dubbio, è complessa e divide profondamente chi chiede che tutto resti così e chi invece pensa che sia più che mai necessario un intervento organico che metta fine al caos e al pericolo.
Sappiamo che dovrebbe essere nominata una Commissione che studi il problema e indichi le soluzioni. In attesa che la Commissione cominci i suoi lavori e presenti le sue indicazioni, è troppo chiedere che la segnaletica in essere nelle vie principali del centro storico venga rispettata?
Si potrebbe cominciare da qui. Il resto, almeno per il momento, può attendere.

Si parla molto di giovani

di Carla Raffaeli
Si parla molto di giovani e tutti si mostrano consapevoli che il futuro della vita politica, economica, sociale, culturale, così come la salute dell’ambiente, della terra intera, dipenderà dalla loro intelligenza, responsabilità, dal loro impegno, dalle belle energie che avremo, anche noi, saputo valorizzare creando condizioni favorevoli al loro sviluppo.Poi, c’è la Concluso il mio percorso di studi (laurea 3+2 in Economia e Commercio presso l’Università Politecnica delle Marche) ho voluto vivere un’esperienza formativa all’estero. Tornato in Italia da qualche mese, mi sono attivato nella ricerca di un’occupazione che fosse in linea con le conoscenze acquisite durante gli anni d’università. L’impatto con il mondo del lavoro non è stato facile e mi ritrovo tuttora inoccupato.Non riesco a capire quanto questa condizione dipenda dalla situazione economica contingente o da mie eventuali carenze e mancanze. Resta il fatto che un sistema, come quello italiano, basato ancora sulla raccomandazione e sulla conoscenza personale, non sarà mai efficiente quanto uno meritocratico.I criteri di selezione che non valorizzano l’eccellenza rappresentano però soltanto una parte del problema. Non bisogna dimenticare l’abuso di stage, tirocini e contratti di lavoro atipici, unito ad una formazione universitaria scadente e non in grado di preparare lo studente ad un immediato inserimento lavorativo.Al momento, continuo dunque a far parte dell’ormai nota categoria dei “bamboccioni”. Non mi sento però tale. Se potessi, se avessi cioè disponibilità economica certa (lavoro a tempo indeterminato per intenderci, o a tempo determinato ma con concrete prospettive future) non esiterei un istante ad uscire di casa alla ricerca di una sistemazione autonoma dalla mia famiglia.Un contributo di 500 euro al mese per aiutare i giovani? Non è questa la soluzione; si continua a nascondere la polvere sotto il tappeto.Attualmente, le prospettive occupazionali non sono sicuramente delle migliori sia in Italia che all’estero. Rimango comunque fiducioso sulla possibilità di trovare un lavoro in un prossimo futuro. Per mia natura sono piuttosto ottimista e, nonostante le problematiche evidenziate, credo che le cose possano cambiare. Spero di non sbagliarmi. (Marco Albani)realtà dei fatti, che purtroppo assai spesso contraddice la bontà delle parole e delle intenzioni. Di sicuro, la nostra è prevalentemente una società di anziani, con una visione assai chiara dei bisogni e delle forme di tutela dell’età matura. Noi adulti siamo cresciuti in tempi non facili, ma il nostro orizzonte era chiaro e alimentava fiducia: crescenti erano, per i più, le opportunità di studio, formazione, lavoro e, soprattutto, corrispondenti alle attese. Così abbiamo concentrato il nostro sguardo su questa realtà del momento senza porci il problema delle prospettive future, agendo come se le risorse fossero inesauribili e le opportunità acquisite per sempre. Oggi ci accorgiamo dell’errore sperimentando, più o meno direttamente, una crisi mondiale che nessun “esperto” della politica o della economia aveva previsto.Ma non voglio essere pessimista: ho grande fiducia nei giovani. E non è facile retorica. Il mondo giovanile che conosco direttamente è fatto di persone piene di risorse, vale a dire: preparazione, determinazione, responsabilità.In questo foglio vogliamo far ascoltare alcune delle loro voci approfondendo il tema introdotto da Nicoletta Principi nel precedente numero. Abbiamo così rivolto alcune domande a quattro giovani ostrensi.
1. Quale è stato il tuo percorso di formazione? (corso di studi, apprendistato, master, formazione all’estero…..)
2. Hai compiuto o stai svolgendo attività lavorative?
3. Quali sono le tue aspettative rispetto al lavoro presente o futuro?
4. Esistono, secondo te, buone prospettive per l’occupazione giovanile qui, nel luogo dove vivi, o altrove?
5. Cosa pensi di quanto dichiarato dal ministro Brunetta in relazione ai “bamboccioni” o al contributo di 500,00 euro per i giovani in cerca di un lavoro o di una sistemazione autonoma dalla famiglia?
Marco Albani:
concluso il mio percorso di studi (laurea 3+2 in Economia e Commercio presso l’Università Politecnica delle Marche) ho voluto vivere un’esperienza formativa all’estero. Tornato in Italia da qualche mese, mi sono attivato nella ricerca di un’occupazione che fosse in linea con le conoscenze acquisite durante gli anni d’università. L’impatto con il mondo del lavoro non è stato facile e mi ritrovo tuttora inoccupato.Non riesco a capire quanto questa condizione dipenda dalla situazione economica contingente o da mie eventuali carenze e mancanze. Resta il fatto che un sistema, come quello italiano, basato ancora sulla raccomandazione e sulla conoscenza personale, non sarà mai efficiente quanto uno meritocratico.I criteri di selezione che non valorizzano l’eccellenza rappresentano però soltanto una parte del problema. Non bisogna dimenticare l’abuso di stage, tirocini e contratti di lavoro atipici, unito ad una formazione universitaria scadente e non in grado di preparare lo studente ad un immediato inserimento lavorativo.Al momento, continuo dunque a far parte dell’ormai nota categoria dei “bamboccioni”. Non mi sento però tale. Se potessi, se avessi cioè disponibilità economica certa (lavoro a tempo indeterminato per intenderci, o a tempo determinato ma con concrete prospettive future) non esiterei un istante ad uscire di casa alla ricerca di una sistemazione autonoma dalla mia famiglia.Un contributo di 500 euro al mese per aiutare i giovani? Non è questa la soluzione; si continua a nascondere la polvere sotto il tappeto.Attualmente, le prospettive occupazionali non sono sicuramente delle migliori sia in Italia che all’estero. Rimango comunque fiducioso sulla possibilità di trovare un lavoro in un prossimo futuro. Per mia natura sono piuttosto ottimista e, nonostante le problematiche evidenziate, credo che le cose possano cambiare. Spero di non sbagliarmi.
Alessandro Regini:
ho studiato alla Facoltà di Economia dell'Università Politecnica delle Marche, dove ho conseguito prima la laurea triennale in Economia e Commercio (2006) e, ad aprile 2009, la laurea specialistica in Economia e Impresa. Da maggio ad agosto dello scorso anno ho svolto uno stage presso l'Ente Italiano del Turismo di Londra, esperienza bellissima di cui ho già avuto modo di parlare sulle pagine di questo giornalino. Al mio ritorno da Londra mi sono messo a cercare un'occupazione e ho iniziato uno stage di due mesi presso l'ufficio di Ancona della Deloitte & Touche, una delle principali realtà mondiali nel campo della revisione contabile e della consulenza. L'esperienza è stata molto positiva e, poco prima della conclusione, mi è stato offerto di stipulare un contratto di apprendistato biennale. Dall'11 gennaio scorso sono così diventato un dipendente a tutti gli effetti.Storicamente il settore della revisione è un'ottima "palestra" per i neolaureati ma ha un turnover elevato: sono cioè molti coloro i quali, dopo qualche anno di esperienza, mettono a frutto le competenze acquisite venendo assunti in altre società. Ciò è dovuto soprattutto agli intensi ritmi di lavoro, più indicati per un giovane piuttosto che per una persona con famiglia, fermo restando che, comunque, è possibile "fare carriera" anche all'interno di queste società.Al momento la mia intenzione è quella di svolgere al meglio i due anni di contratto che ho davanti e poi decidere se continuare in Deloitte oppure valutare eventuali altre opportunità.Sicuramente la crisi, qui come nel resto d'Italia, si è fatta sentire: basta aprire i quotidiani locali per leggere di aziende di ogni dimensione che che si trovano in difficoltà. Per dei laureati, in particolare, esistono certamente opportunità migliori in altre parti d'Italia, laddove le imprese sono maggiormente strutturate e possono impiegare in misura maggiore personale qualificato. La speranza è che la tanto annunciata ripartenza dell'economia migliori un po' le cose. La proposta dei 500 euro mi sembra volutamente provocatoria, lanciata per dare risalto ad una situazione di immobilismo che caratterizza molti giovani del nostro tempo. Se parliamo di "bamboccioni", ritengo che troppo spesso le famiglie non trasmettano ai ragazzi l'importanza del lavoro, viziandoli e abituandoli ad avere tutto per scontato. Diversa è la situazione di coloro che, pur con tanta volontà, non riescono a trovare un impiego: in questo caso, comunque, non mi sembra che un contributo economico simile possa risolvere la situazione.
Veronica Zacchilli:
la mia formazione è di tipo umanistico, dopo il Liceo Linguistico ho infatti conseguito una Laurea di I livello in 'Lingue Moderne Arti e Cultura' presso l'Università di Urbino 'Carlo Bo'.Grazie al progetto Erasmus ho trascorso il terzo anno del mio percorso universitario in Spagna. Nel 2008, superata la selezione, sono partita con destinazione Sydney per un tirocinio di tre mesi presso il Consolato d'Italia in Australia. Al momento sto frequentando un corso di 'Operatore della Salute e del Benessere' finanziato dal F.S.E.Durante gli ultimi anni delle scuole superiori e nel periodo universitario ho lavorato saltuariamente nel settore turistico e della ristorazione. Ho esperienza come commessa e hostess. Nel 2007 sono stata assunta per alcuni mesi presso l'Aereoporto di Falconara. In Australia, a Cairns, ho collaborato con un Ufficio Turistico locale. La scorsa estate ho invece lavorato come addetta alla reception presso un nuovo Camping senigalliese e al momento sono alla ricerca di un impiego.Nonostante il momento un po' critico spero di trovare un impiego che mi permetta di sfruttare le mie abilità linguistiche e comunicative, nel settore culturale o turistico. Un impiego che sia dinamico e stimolante e che, al contrario di quanto avviene spesso, mi permetta di seguire anche altre attività che per me sono importanti nella mia vita.Ritengo che l'offerta lavorativa locale indirizzata ai giovani sia piuttosto limitata, ma credo questo sia un problema che riguarda il nostro Paese in generale. L'Italia non punta molto sui giovani, basti pensare al fatto che il sistema scolastico-universitario è praticamente scollato dal mondo del lavoro e questo porta molti giovani a valutare opportunità più allettanti all'estero. Altri Paesi, come l'Australia, per esempio, adottano una politica diversa, improntata a spingere i giovani a buttarsi nel mondo lavorativo.Non ritengo la proposta di legge di Brunetta, né tanto meno i 500 euro mensili, una valida soluzione al problema dei 'bamboccioni'. I fattori per cui i ragazzi italiani tardano maggiormente a staccarsi dalla famiglia, rispetto a quanto avviene in altri Paesi, sono vari; a mio avviso c'è un' indubbia componente culturale ma la ragione principale è il lavoro. Credo sarebbe opportuno puntare maggiormente sull'introduzione dei giovani nel mercato del lavoro, prendendo spunto da Paesi come l'Olanda, che iniziano l'inserimento dei ragazzi in ambito lavorativo ancor prima che questi terminino il percorso di studi, attraverso tirocini regolarmente retribuiti. Soluzioni alternative sono possibili, perchè in Italia non ci pensiamo?
Nicoletta Principi:
di seguito, riporto la testimonianza di una ragazza ostrense di 35 anni (K.P.).“Avevo 14 anni e da poco completato gli studi della scuola media inferiore quando, accompagnata da mio padre, sono entrata nel mondo del lavoro, in una locale fabbrica tessile. Pensavo che il lavoro mi desse l’indipendenza che cercavo, almeno quella economica.Ora ho 35 anni e sono ancora alla ricerca di un lavoro, di quello stabile, che sia “per sempre”. In questi quasi 20 anni ho avuto molte esperienze lavorative, dalla fabbrica, che ho lasciato perché desideravo aprirmi al mondo, sono approdata nelle più disparate realtà: ho fatto la magazziniera, la fornaia, la banconiera in centri commerciali, la cameriera, la baby-sitter, l’assistente agli anziani e l’aiuto cuoca. Tutti impieghi accomunati da un triste fattore: erano lavori con contratti a tempo determinato, part-time, stagionale e anche “in nero”. Il più delle volte, ho scoperto solo dopo che il tipo di contratto stipulato con i datori di lavoro non garantiva le condizioni pattuite; tante promesse e pochi fatti! Ad esempio, nei contratti sono importanti le ore settimanali che come si dice in gergo “ti scaricano” perché se cumuli un certo numero di ore, chi come me lavora con contratti stagionali, ha diritto alle agevolazioni statali (c.d. disoccupazione ordinaria). Io quest’anno non sono riuscita a godere di tale diritto perché il mio datore di lavoro non ha rispettato i patti e non mi ha “scaricato” le ore necessarie.In questi anni ho frequentato anche corsi di formazione, perché sono cosciente che è importate studiare e formasi, ma purtroppo nella mia realtà sono serviti a poco. Sono comunque orgogliosa del percorso che ho fatto, del bagaglio di esperienza acquisita “sul campo” e sui libri ma mi sento delusa dall’attuale sistema del lavoro e non ho molte aspettative per noi giovani, né qui dove vivo né in altre realtà. Credo che sia importante avere dei contratti sicuri, che garantiscano contribuiti pensionistici giusti, che siano adeguati all’esperienza che le persone hanno maturato, così come credo servirebbe una preparazione al mondo del lavoro e in questo l’amministrazione locale potrebbe intervenire creando le condizioni per istaurare un dialogo tra i giovani in cerca di lavoro e chi offre, oppure organizzando dei corsi di formazione.La mia speranza è che qualcuno rivolga lo sguardo su noi giovani (non come il Ministro Brunetta, che promette cose a mio avviso non realizzabili), perché non è vero che non abbiamo voglia di lavorare, bensì spesso veniamo “sfruttati” e non considerati dai datori di lavoro, con la scusa che tanto siamo giovani!!”..

Quale scenario per la nostra economia?

di Stefano Neri
La crisi economico-finanziaria internazionale, in questo momento, è uno dei problemi più sentiti dalla popolazione.
Anche nelle nostre zone ci sono aziende che hanno posto gli operai in cassa integrazione.
In alcuni casi entrambi i coniugi si trovano in questa situazione, con ripercussioni pesanti sulle proprie fonti di reddito. La domanda che tutti si pongono: quando ci sarà la ripresa?
Gli indici della produzione ci dicono che, nei principali paesi europei, nel terzo trimestre 2009 c’è stata una inversione del ciclo ed il Prodotto Interno Lordo è tornato a crescere (seppur in forma molto modesta). Per l’Italia lo scenario dovrebbe essere quello di una moderata crescita dei consumi. Più che dalla richiesta interna, l’aumento della produzione sarà trainato però dalla crescita della domanda internazionale, soprattutto dall’Asia. Le imprese dovranno quindi rivolgere la loro attenzione su questi mercati, non tanto in termini di delocalizzazione della produzione quanto di possibili futuri sbocchi di mercato.
I settori che al momento sembrano attrarre i principali investimenti sono quelli dell’ambiente (fotovoltaico) e delle tecnologie.
Nella nostra realtà locale, una buona parte dell’occupazione femminile è concentrata nel settore dell’abbigliamento dove purtroppo le possibilità di uscire dalla crisi in tempi brevi sono molto poche. Probabilmente assisteremo ad un cambiamento delle abitudini di vita dettate da ragioni economiche (bambini che restano a casa con uno dei genitori, invece di frequentare l’asilo nido o anziani che rimango in famiglia piuttosto che essere ricoverati in casa di riposo). Secondo alcuni analisti, il tempo necessario per ritornare allo stesso livello raggiunto prima della crisi, occorreranno ancora 5 o 6 anni.
Il dato positivo è che, seppur lentamente, la ripresa ci sarà.