domenica 28 febbraio 2010

Si parla molto di giovani

di Carla Raffaeli
Si parla molto di giovani e tutti si mostrano consapevoli che il futuro della vita politica, economica, sociale, culturale, così come la salute dell’ambiente, della terra intera, dipenderà dalla loro intelligenza, responsabilità, dal loro impegno, dalle belle energie che avremo, anche noi, saputo valorizzare creando condizioni favorevoli al loro sviluppo.Poi, c’è la Concluso il mio percorso di studi (laurea 3+2 in Economia e Commercio presso l’Università Politecnica delle Marche) ho voluto vivere un’esperienza formativa all’estero. Tornato in Italia da qualche mese, mi sono attivato nella ricerca di un’occupazione che fosse in linea con le conoscenze acquisite durante gli anni d’università. L’impatto con il mondo del lavoro non è stato facile e mi ritrovo tuttora inoccupato.Non riesco a capire quanto questa condizione dipenda dalla situazione economica contingente o da mie eventuali carenze e mancanze. Resta il fatto che un sistema, come quello italiano, basato ancora sulla raccomandazione e sulla conoscenza personale, non sarà mai efficiente quanto uno meritocratico.I criteri di selezione che non valorizzano l’eccellenza rappresentano però soltanto una parte del problema. Non bisogna dimenticare l’abuso di stage, tirocini e contratti di lavoro atipici, unito ad una formazione universitaria scadente e non in grado di preparare lo studente ad un immediato inserimento lavorativo.Al momento, continuo dunque a far parte dell’ormai nota categoria dei “bamboccioni”. Non mi sento però tale. Se potessi, se avessi cioè disponibilità economica certa (lavoro a tempo indeterminato per intenderci, o a tempo determinato ma con concrete prospettive future) non esiterei un istante ad uscire di casa alla ricerca di una sistemazione autonoma dalla mia famiglia.Un contributo di 500 euro al mese per aiutare i giovani? Non è questa la soluzione; si continua a nascondere la polvere sotto il tappeto.Attualmente, le prospettive occupazionali non sono sicuramente delle migliori sia in Italia che all’estero. Rimango comunque fiducioso sulla possibilità di trovare un lavoro in un prossimo futuro. Per mia natura sono piuttosto ottimista e, nonostante le problematiche evidenziate, credo che le cose possano cambiare. Spero di non sbagliarmi. (Marco Albani)realtà dei fatti, che purtroppo assai spesso contraddice la bontà delle parole e delle intenzioni. Di sicuro, la nostra è prevalentemente una società di anziani, con una visione assai chiara dei bisogni e delle forme di tutela dell’età matura. Noi adulti siamo cresciuti in tempi non facili, ma il nostro orizzonte era chiaro e alimentava fiducia: crescenti erano, per i più, le opportunità di studio, formazione, lavoro e, soprattutto, corrispondenti alle attese. Così abbiamo concentrato il nostro sguardo su questa realtà del momento senza porci il problema delle prospettive future, agendo come se le risorse fossero inesauribili e le opportunità acquisite per sempre. Oggi ci accorgiamo dell’errore sperimentando, più o meno direttamente, una crisi mondiale che nessun “esperto” della politica o della economia aveva previsto.Ma non voglio essere pessimista: ho grande fiducia nei giovani. E non è facile retorica. Il mondo giovanile che conosco direttamente è fatto di persone piene di risorse, vale a dire: preparazione, determinazione, responsabilità.In questo foglio vogliamo far ascoltare alcune delle loro voci approfondendo il tema introdotto da Nicoletta Principi nel precedente numero. Abbiamo così rivolto alcune domande a quattro giovani ostrensi.
1. Quale è stato il tuo percorso di formazione? (corso di studi, apprendistato, master, formazione all’estero…..)
2. Hai compiuto o stai svolgendo attività lavorative?
3. Quali sono le tue aspettative rispetto al lavoro presente o futuro?
4. Esistono, secondo te, buone prospettive per l’occupazione giovanile qui, nel luogo dove vivi, o altrove?
5. Cosa pensi di quanto dichiarato dal ministro Brunetta in relazione ai “bamboccioni” o al contributo di 500,00 euro per i giovani in cerca di un lavoro o di una sistemazione autonoma dalla famiglia?
Marco Albani:
concluso il mio percorso di studi (laurea 3+2 in Economia e Commercio presso l’Università Politecnica delle Marche) ho voluto vivere un’esperienza formativa all’estero. Tornato in Italia da qualche mese, mi sono attivato nella ricerca di un’occupazione che fosse in linea con le conoscenze acquisite durante gli anni d’università. L’impatto con il mondo del lavoro non è stato facile e mi ritrovo tuttora inoccupato.Non riesco a capire quanto questa condizione dipenda dalla situazione economica contingente o da mie eventuali carenze e mancanze. Resta il fatto che un sistema, come quello italiano, basato ancora sulla raccomandazione e sulla conoscenza personale, non sarà mai efficiente quanto uno meritocratico.I criteri di selezione che non valorizzano l’eccellenza rappresentano però soltanto una parte del problema. Non bisogna dimenticare l’abuso di stage, tirocini e contratti di lavoro atipici, unito ad una formazione universitaria scadente e non in grado di preparare lo studente ad un immediato inserimento lavorativo.Al momento, continuo dunque a far parte dell’ormai nota categoria dei “bamboccioni”. Non mi sento però tale. Se potessi, se avessi cioè disponibilità economica certa (lavoro a tempo indeterminato per intenderci, o a tempo determinato ma con concrete prospettive future) non esiterei un istante ad uscire di casa alla ricerca di una sistemazione autonoma dalla mia famiglia.Un contributo di 500 euro al mese per aiutare i giovani? Non è questa la soluzione; si continua a nascondere la polvere sotto il tappeto.Attualmente, le prospettive occupazionali non sono sicuramente delle migliori sia in Italia che all’estero. Rimango comunque fiducioso sulla possibilità di trovare un lavoro in un prossimo futuro. Per mia natura sono piuttosto ottimista e, nonostante le problematiche evidenziate, credo che le cose possano cambiare. Spero di non sbagliarmi.
Alessandro Regini:
ho studiato alla Facoltà di Economia dell'Università Politecnica delle Marche, dove ho conseguito prima la laurea triennale in Economia e Commercio (2006) e, ad aprile 2009, la laurea specialistica in Economia e Impresa. Da maggio ad agosto dello scorso anno ho svolto uno stage presso l'Ente Italiano del Turismo di Londra, esperienza bellissima di cui ho già avuto modo di parlare sulle pagine di questo giornalino. Al mio ritorno da Londra mi sono messo a cercare un'occupazione e ho iniziato uno stage di due mesi presso l'ufficio di Ancona della Deloitte & Touche, una delle principali realtà mondiali nel campo della revisione contabile e della consulenza. L'esperienza è stata molto positiva e, poco prima della conclusione, mi è stato offerto di stipulare un contratto di apprendistato biennale. Dall'11 gennaio scorso sono così diventato un dipendente a tutti gli effetti.Storicamente il settore della revisione è un'ottima "palestra" per i neolaureati ma ha un turnover elevato: sono cioè molti coloro i quali, dopo qualche anno di esperienza, mettono a frutto le competenze acquisite venendo assunti in altre società. Ciò è dovuto soprattutto agli intensi ritmi di lavoro, più indicati per un giovane piuttosto che per una persona con famiglia, fermo restando che, comunque, è possibile "fare carriera" anche all'interno di queste società.Al momento la mia intenzione è quella di svolgere al meglio i due anni di contratto che ho davanti e poi decidere se continuare in Deloitte oppure valutare eventuali altre opportunità.Sicuramente la crisi, qui come nel resto d'Italia, si è fatta sentire: basta aprire i quotidiani locali per leggere di aziende di ogni dimensione che che si trovano in difficoltà. Per dei laureati, in particolare, esistono certamente opportunità migliori in altre parti d'Italia, laddove le imprese sono maggiormente strutturate e possono impiegare in misura maggiore personale qualificato. La speranza è che la tanto annunciata ripartenza dell'economia migliori un po' le cose. La proposta dei 500 euro mi sembra volutamente provocatoria, lanciata per dare risalto ad una situazione di immobilismo che caratterizza molti giovani del nostro tempo. Se parliamo di "bamboccioni", ritengo che troppo spesso le famiglie non trasmettano ai ragazzi l'importanza del lavoro, viziandoli e abituandoli ad avere tutto per scontato. Diversa è la situazione di coloro che, pur con tanta volontà, non riescono a trovare un impiego: in questo caso, comunque, non mi sembra che un contributo economico simile possa risolvere la situazione.
Veronica Zacchilli:
la mia formazione è di tipo umanistico, dopo il Liceo Linguistico ho infatti conseguito una Laurea di I livello in 'Lingue Moderne Arti e Cultura' presso l'Università di Urbino 'Carlo Bo'.Grazie al progetto Erasmus ho trascorso il terzo anno del mio percorso universitario in Spagna. Nel 2008, superata la selezione, sono partita con destinazione Sydney per un tirocinio di tre mesi presso il Consolato d'Italia in Australia. Al momento sto frequentando un corso di 'Operatore della Salute e del Benessere' finanziato dal F.S.E.Durante gli ultimi anni delle scuole superiori e nel periodo universitario ho lavorato saltuariamente nel settore turistico e della ristorazione. Ho esperienza come commessa e hostess. Nel 2007 sono stata assunta per alcuni mesi presso l'Aereoporto di Falconara. In Australia, a Cairns, ho collaborato con un Ufficio Turistico locale. La scorsa estate ho invece lavorato come addetta alla reception presso un nuovo Camping senigalliese e al momento sono alla ricerca di un impiego.Nonostante il momento un po' critico spero di trovare un impiego che mi permetta di sfruttare le mie abilità linguistiche e comunicative, nel settore culturale o turistico. Un impiego che sia dinamico e stimolante e che, al contrario di quanto avviene spesso, mi permetta di seguire anche altre attività che per me sono importanti nella mia vita.Ritengo che l'offerta lavorativa locale indirizzata ai giovani sia piuttosto limitata, ma credo questo sia un problema che riguarda il nostro Paese in generale. L'Italia non punta molto sui giovani, basti pensare al fatto che il sistema scolastico-universitario è praticamente scollato dal mondo del lavoro e questo porta molti giovani a valutare opportunità più allettanti all'estero. Altri Paesi, come l'Australia, per esempio, adottano una politica diversa, improntata a spingere i giovani a buttarsi nel mondo lavorativo.Non ritengo la proposta di legge di Brunetta, né tanto meno i 500 euro mensili, una valida soluzione al problema dei 'bamboccioni'. I fattori per cui i ragazzi italiani tardano maggiormente a staccarsi dalla famiglia, rispetto a quanto avviene in altri Paesi, sono vari; a mio avviso c'è un' indubbia componente culturale ma la ragione principale è il lavoro. Credo sarebbe opportuno puntare maggiormente sull'introduzione dei giovani nel mercato del lavoro, prendendo spunto da Paesi come l'Olanda, che iniziano l'inserimento dei ragazzi in ambito lavorativo ancor prima che questi terminino il percorso di studi, attraverso tirocini regolarmente retribuiti. Soluzioni alternative sono possibili, perchè in Italia non ci pensiamo?
Nicoletta Principi:
di seguito, riporto la testimonianza di una ragazza ostrense di 35 anni (K.P.).“Avevo 14 anni e da poco completato gli studi della scuola media inferiore quando, accompagnata da mio padre, sono entrata nel mondo del lavoro, in una locale fabbrica tessile. Pensavo che il lavoro mi desse l’indipendenza che cercavo, almeno quella economica.Ora ho 35 anni e sono ancora alla ricerca di un lavoro, di quello stabile, che sia “per sempre”. In questi quasi 20 anni ho avuto molte esperienze lavorative, dalla fabbrica, che ho lasciato perché desideravo aprirmi al mondo, sono approdata nelle più disparate realtà: ho fatto la magazziniera, la fornaia, la banconiera in centri commerciali, la cameriera, la baby-sitter, l’assistente agli anziani e l’aiuto cuoca. Tutti impieghi accomunati da un triste fattore: erano lavori con contratti a tempo determinato, part-time, stagionale e anche “in nero”. Il più delle volte, ho scoperto solo dopo che il tipo di contratto stipulato con i datori di lavoro non garantiva le condizioni pattuite; tante promesse e pochi fatti! Ad esempio, nei contratti sono importanti le ore settimanali che come si dice in gergo “ti scaricano” perché se cumuli un certo numero di ore, chi come me lavora con contratti stagionali, ha diritto alle agevolazioni statali (c.d. disoccupazione ordinaria). Io quest’anno non sono riuscita a godere di tale diritto perché il mio datore di lavoro non ha rispettato i patti e non mi ha “scaricato” le ore necessarie.In questi anni ho frequentato anche corsi di formazione, perché sono cosciente che è importate studiare e formasi, ma purtroppo nella mia realtà sono serviti a poco. Sono comunque orgogliosa del percorso che ho fatto, del bagaglio di esperienza acquisita “sul campo” e sui libri ma mi sento delusa dall’attuale sistema del lavoro e non ho molte aspettative per noi giovani, né qui dove vivo né in altre realtà. Credo che sia importante avere dei contratti sicuri, che garantiscano contribuiti pensionistici giusti, che siano adeguati all’esperienza che le persone hanno maturato, così come credo servirebbe una preparazione al mondo del lavoro e in questo l’amministrazione locale potrebbe intervenire creando le condizioni per istaurare un dialogo tra i giovani in cerca di lavoro e chi offre, oppure organizzando dei corsi di formazione.La mia speranza è che qualcuno rivolga lo sguardo su noi giovani (non come il Ministro Brunetta, che promette cose a mio avviso non realizzabili), perché non è vero che non abbiamo voglia di lavorare, bensì spesso veniamo “sfruttati” e non considerati dai datori di lavoro, con la scusa che tanto siamo giovani!!”..

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